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Comune di Acquedolci
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Affissioni ad Acquedolci

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Acquedolci è un comune italiano di 5 462 abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia. La storia di Acquedolci ha origini che risalgono all'epoca epoca romana.Attraversata dalla Consolare Valeria, la località era ben conosciuta come Stazione di posta. Il territorio diventò parte della "Tavola Peutingeriana". Le fonti e le notizie storiche nell'Alto Medioevo sono confuse con riferimento al periodo Bizantino ed Arabo. Sembra che furono questi ultimi ad impiantare sul fertile territorio coltivazioni di Saccharum officinarum e avviarono coltivazioni per produrre Il baco da seta. La Consolare Valeria diventò sin dall'Alto Medioevo Via Francigena percorsa da pellegrini che ad Acquedolci si riposavano nelle locande e si recavano in preghiera alla Chiesa di san Giacomo il Maggiore. Di questo edificio sacro ne parla l’ arcivescovoTimoteo nel redigere il diploma di consegna della Diocesi di Patti e Lipari al Vescovo Stefano. Nell'anno 1179 Timoteo elenca i luoghi di culto presenti nel territorio. Viene citata una chiesa nel “territorio di Santo Filadelfio” della località Aquae Dolce con l’indicazione “iuxta mare” nei pressi della Via Francigena. Un'antica leggenda narra che nell'autunno del 1220 passò da questo luogo Ferdinando di Buglione che seguito dal fedele frate Filippino di Castiglia, –conosciuto in seguito come Antonio di Padova- si fermò a riposare, come era uso presso i pellegrini, in una osteria nei pressi della Stazione di Posta della località di Acquedolci, dopo che una tempesta lo aveva fatto naufragare tra Tusa e Caronia. I secoli passano e per ritrovare notizie certe su questo feudo dovremo attendere l'anno 1398. Il Cavaliere Augerotto della famiglia catalana dei Larcàn, riceve dal re Martino d'Aragona il Feudo di “San Filadelfio e Delle Acque Dolci” per essersi distinto in coraggio e valore e avere sostenuto il re durante la ribellione dei baroni siciliani. Augerotto è autore della costruzione del primo nucleo della Torre Atàlia intorno al 1405. La famiglia dei Larcàn rese ricca  e prospera la Marina delle Acque Dolci. Sul finire del ‘400 Antonio Giacomo Larcàn riorganizzò il proprio feudo sotto il profilo difensivo e ottenne, dal Vicerè di Sicilia, di riparare e rinforzare l’antica Torre, di costruire il Baglio con una coronatura di merli ghibellini, di edificare la Tonnara e la Chiesa ottenendo anche la licenza per  attivare un nuovo Carricatore che permise lo sviluppo del commercio per l’esportazione di frumento, legname e soprattutto di Rum e zucchero provenienti dalla lavorazione della Cannamela e prodotti in abbonanza grazie all’impiego di schiavi africani acquestati dai Larcan al mercato di Palermo. E' in questa epoca che una donna di colore di nome Diana, schiava di Antonio Giacomo Larcan, venne ceduta ad un ricco possidente sanfratellano di nome Vincenzo Manasseri per maritarla con lo schiavo Cristoforo. Dall’unione di questi due schiavi africani  nasce nel 1524, nella condizione di uomo libero per volontà del proprio padrone, il cittadino più illustre della storia del territorio. Si tratta di Benedetto Manasseri che fu eremita al seguito di Girolamo Lanza. Frate Francescano dell’antica osservanza, morì in fama di santità il 4  aprile 1589 e venne canonizzato nel 1807. Alla famiglia dei Larcan, imparentatisi dapprima con la famiglia dei De Soto e successivamente nel 1575 con i Del Carretto di origine Aleramici, segue il periodo dei Gravina che dismisero sul territorio la produzione dello zucchero e arricchirono il castello rendendolo la propria dimora sul territorio. Nel XIX secolo ai Gravina succedettero i Cupane, che rimasero fino all'anno 2000 proprietari dell'antico edificio ormai in totale degrado. Il moderno abitato di Acquedolci fu fondato invece durante il periodo liberale del primo governo Facta con la legge n. 1045 del 9 luglio 1922 in seguito alla terribile frana che distrusse l'abitato di San Fratello la notte tra il 7 e l'8 gennaio dell'anno 1922. Divenuto comune autonomo con la legge regionale n. 42 del 28 novembre 1969, Acquedolci ha ottenuto l'Autonomia Amministrativa che era stat ipotizzata già negli anni Quaranta poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale . Il santo patrono del paese è San Benedetto da San Fratello, il compatrono è San Giuseppe. Ad Acquedolci si parla siciliano nella forma della eteroglossia interna del dialetto sanfratellano di tipo gallo-italico. Acquedolci perciò rientra, seppur marginalmente, tra le comunità aventi Dialetti galloitalici di Sicilia.

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